Lunedì prossimo inizierà il processo sulla frana del Pizzo Cengalo. Cinque persone dovranno rispondere di omicidio colposo plurimo. Nell'atto d'accusa vengono ripercorsi i giorni prima della frana che costò la vita a otto escursionisti.
Il 24 agosto 2026, esattamente un giorno dopo il nono anniversario della frana del Pizzo Cengalo, cinque persone andranno a processo davanti al Tribunale regionale Maloja. Gli imputati sono due funzionari dell'Ufficio cantonale per le foreste e i pericoli naturali, un geologo esterno e due rappresentanti del Comune di Bregaglia, fra cui l'ex sindaca e attuale consigliera nazionale Anna Giacometti (PLR). Per gli imputati vale la presunzione d'innocenza.
L'ipotesi di reato: omicidio colposo plurimo. In 12 pagine la Procura pubblica grigionese spiega come arriva a questo capo d'accusa. Per formularlo si è appoggiata alla perizia indipendente commissionata a Thierry Oppikofer. Il geologo vodese nelle sue analisi aveva ritenuto che le autorità avessero corso un "rischio inaccettabile" non chiudendo in anticipo i sentieri escursionistici in Val Bondasca.
Per la Procura c'è un periodo ben definito per valutare la responsabilità penale della frana, ovvero l'intervallo fra il 10 e il 23 agosto 2017. Fino al giorno prima la stima per una possibile frana era compresa fra uno e trent'anni.
Il 10 agosto il geologo esterno rapportò a uno dei due funzionari cantonali, che le misurazioni tramite radar mostravano un aumento della massa instabile. Un totale di 5-6 milioni di metri cubi di roccia. Se si fossero staccati tutti d'un colpo, sarebbero stati in pericolo non solo i maggesi nell'alta Val Bondasca, ma anche altri edifici sottostanti. Anche entrambe le salite verso le capanne CAS, Sciora e Sasc Furä, sarebbero state soggette a un rischio acuto. Inoltre si sentivano dei rumori provenienti dalla massa instabile. Tutti segnali che secondo il geologo indicavano l'imminenza di una grande frana.
Per questi motivi il geologo raccomandò di vietare temporaneamente l'accesso alla Val Bondasca e di rilasciare un divieto di soggiorno nei maggesi. Misure definite da lui come "sensate". Le informazioni vennero condivise con entrambi i funzionari cantonali e prima di raccomandare delle misure al Comune, decisero di valutare la situazione più da vicino. Decisioni che vennero comunicate per telefono anche all'impiegato del Comune di Bregaglia e alla sindaca.
Il 12 agosto un funzionario cantonale, il geologo e il rappresentante del Comune sorvolarono il Pizzo Cengalo. Quel giorno, secondo l'atto d'accusa, la situazione era "molto tranquilla". Per questo motivo i responsabili decisero di effettuare ulteriori misurazioni solo il primo settembre.
Il 14 agosto ebbe luogo un incontro presso la sede del Comune di Bregaglia a Promontogno. L'atto d'accusa riporta le notizie agli atti. La crepa sulla cima del Pizzo Cengalo si era allargata di dieci centimetri rispetto alle misurazioni fatte nel luglio 2016. Il volume della massa instabile era passata da 3,7 a 5 milioni di metri cubi. Inoltre il guardiano della capanna Sciora, che osservava e prendeva nota dei vari scoscendimenti, aveva registrato 30 frane dal 24 giugno di quell'anno.
L'Ufficio cantonale delle foreste e i pericoli naturali e il geologo esterno consigliarono di mantenere le misure di sicurezza decise nel 2015 - ovvero dei cartelloni indicanti il pericolo affissi lungo le strade d'accesso alle capanne - e tenere aperta la Val Bondasca. I rappresentanti dell'amministrazione comunale presenti approvarono la proposta.
Il 21 agosto il geologo esterno ricevette dal gerente della capanno i dati attuali. Una frana dalla parete nord-occidentale era imminente, ma considerate le dimensioni del distacco non erano necessarie misure ulteriori.
Il 23 agosto, alle 9.30, 3,1 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal Pizzo Cengalo.
Secondo la Procura i cinque imputati avrebbero dovuto riconoscere le "numerose avvisaglie" che annunciavano la frana. Di conseguenza gli esperti avrebbero dovuto raccomandare delle misure aggiuntive, il Comune attuarle. A pagina 10 dell'atto d'accusa viene descritto a cosa avrebbero portato i provvedimenti: se al più tardi il 22 agosto i sentieri verso la Val Bondasca fossero stati chiusi in via preventiva, con grande probabilità si sarebbe evitato che gli 8 escursionisti la mattina del 23 agosto venissero travolti e uccisi dalla frana. Il sentiero lungo cui si trovavano fu ricoperto da una ventina di metri di detriti lungo quasi 2 chilometri. I corpi non sono mai stati ritrovati.
Le richieste di sanzioni da parte della magistratura grigionese verranno presentate durante l'udienza, che inizierà lunedì prossimo negli spazi del centro congressi Rondo a Pontresina. Secondo il codice penale, il reato di omicidio colposo viene punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.