Dopo la chiusura di Bally e Gucci, il presidente Roberto Mazzantini fa il punto della situazione. ‘Non è una diagnosi sul futuro della via ’

Due partenze di peso. Ma anche brand che hanno investito in via Nassa e altri interessati agli spazi lasciati liberi. Dopo la recente chiusura di Gucci, il presidente dell'Associazione via Nassa Roberto Mazzantini ha voluto fare il punto della situazione della via dello shopping luganese. “Minimizzare sarebbe sbagliato – puntualizza Mazzantini –. Perdere insegne come Bally e Gucci rappresenta un dispiacere e una perdita significativa per la via. Sarebbe però altrettanto sbagliato trasformare due vicende aziendali diverse, entrambe inserite in strategie internazionali, in una diagnosi definitiva sul futuro di via Nassa”.
Perché la Via ha registrato investimenti rilevanti da parte di altri protagonisti internazionali. Hermès ha completamente rinnovato e ampliato la propria boutique, portandola a una superficie di circa 300 metri quadrati. Cartier ha rilevato gli spazi precedentemente occupati da BancaStato e sta raddoppiando la propria superficie di vendita. Montblanc ha inaugurato solo pochi mesi fa un nuovo spazio, mentre l’11 giugno Kartell ha riaperto la propria boutique dopo alcuni anni di assenza, riportando nella via uno dei marchi internazionali più riconosciuti nel settore del design. Senza dimenticare Läderach, che ha arricchito l’offerta della Via con le sue specialità di cioccolato. Ma non è tutto: il presidente fa sapere che proprio in questi giorni è arrivata una manifestazione concreta di interesse da parte di un altro importante brand internazionale, non appartenente al settore della moda, per gli spazi lasciati liberi da Gucci. “È ancora troppo presto per fornire dettagli e una manifestazione di interesse non equivale naturalmente a un contratto concluso – precisa Mazzantini –. Resta però un segnale molto significativo: un locale prestigioso che si libera in via Nassa attrae immediatamente l’attenzione di operatori internazionali”. L’interesse proveniente da settori diversi dal fashion conferma anche la progressiva trasformazione della via. Il futuro non dipenderà esclusivamente dalla presenza delle grandi maison della moda, ma dalla capacità di costruire un’offerta più ampia, nella quale possano convivere abbigliamento, orologeria, gioielleria, design, tecnologia, ristorazione, servizi ed esperienze di alta gamma.
Un'offerta che già oggi richiama un pubblico internazionale più diversificato rispetto al passato: è cambiata la provenienza della clientela, così come le abitudini di acquisto, i periodi di permanenza e le aspettative nei confronti del servizio. Una sfida per tutto il commercio luganese. “La capacità di essere operativi quando la clientela è effettivamente presente non è una questione teorica, ma un fattore concreto di competitività – conclude Roberto Mazzantini –. Non basta più aprire una boutique e aspettare che il cliente entri. È necessario costruire relazioni, servizi, iniziative ed esperienze capaci di trasformare i visitatori in clienti”.