Via Magistratura e Polizia cantonale. Il governo si esprime sulla posizione del ministro finito nella bufera e stigmatizza ogni forma di violenza

Via Magistratura e Polizia cantonale dalle competenze politiche di Claudio Zali. E questo fino al termine degli accertamenti a suo carico. È infine arrivata l’auspicata presa di posizione del governo, riunitosi oggi in corpore per una seduta straordinaria sul caso Zali. Il ministro è finito nella bufera dopo la pubblicazione di due registrazioni telefoniche a lui attribuite in cui suggerisce alla sua interlocutrice di picchiare un’altra donna che lui stesso avrebbe già “pestato”. Parallelamente il Ministero pubblico ha aperto nei confronti del consigliere di Stato e presidente del governo un procedimento penale per le ipotesi di abuso di autorità e tentata coazione segnatamente alla riunione da lui sollecitata sul caso del 14enne detenuto al carcere della Farera e figlio di una sua conoscente.
Il governo, si legge in una blanda nota, “ha preso atto dell’apertura di un’istruttoria da parte del Ministero pubblico nei confronti del consigliere di Stato Claudio Zali riguardante la questione del minorenne incarcerato alla Farera”. Zali, viene precisato, a oggi non è stato sentito dalla Magistratura e “ha ribadito di non aver commesso alcuna irregolarità”. Ciò premesso, il Consiglio di Stato ha “successivamente auspicato e accolto la richiesta di Zali di rinunciare, temporaneamente e fino al termine degli accertamenti, alla responsabilità politica del settore della Magistratura e della Polizia cantonale”. In questa fase transitoria la responsabilità sarà assunta dal governo, esercitata per il tramite della vicepresidente Marina Guscetti.
Sul bollente filone delle registrazioni audio, il governo dice di aver “preso atto delle spiegazioni fornite dal presidente del Consiglio di Stato, il quale si riserva di esprimersi pubblicamente al riguardo prossimamente”. Nel merito, si legge, “il governo stigmatizza ogni forma di violenza e ribadisce la propria ferma condanna nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale, e intende inoltre rafforzare a ogni livello la prevenzione e la lotta alla violenza di genere”.
Per quanto concerne invece la vicenda del messaggio di posta elettronica, risalente al luglio 2020, inviato da Zali all’allora presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) Paolo Sanvido, il governo dice di ritenere “discutibili i toni e le modalità utilizzate”.