Estero

Tokyo aveva chiesto a Pechino di evitare una traiettoria di lancio che sorvolasse il Giappone

Secondo fonti diplomatiche Pechino non avrebbe risposto chiaramente; il missile del 6 luglio è stato lanciato verso est di Hainan e Tokyo è rimasta in allerta

15 luglio 2026
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Il Giappone aveva chiesto alla Cina di evitare, prima del lancio di un missile balistico sottomarino avvenuto la scorsa settimana, una traiettoria che attraversasse il territorio nazionale, le acque territoriali o la zona economica esclusiva (ZEE) nipponica. Lo hanno riferito fonti diplomatiche all'Agenzia Kyodo, secondo le quali Pechino non avrebbe fornito una risposta chiara alla richiesta. Il missile è stato lanciato il 6 luglio da un sottomarino a propulsione nucleare, con una traiettoria diversa da quella temuta: le acque a est dell'isola di Hainan verso il Pacifico meridionale. La mancata risposta cinese ha tuttavia costretto Tokyo a mantenere alto il livello di allerta fino al termine dell'operazione, comunicato da Pechino nella serata dello stesso giorno. Secondo le fonti, sulla base delle comunicazioni preventive e delle analisi effettuate, il Giappone aveva individuato due possibili rotte, inclusa una dal mare di Bohai, vicino al Mar Giallo, che avrebbe sorvolato il territorio giapponese esponendo Pechino a una dura reazione del vicino. Non è chiaro se la richiesta di Tokyo abbia influenzato la scelta cinese per la rotta meridionale. La Cina ha notificato il lancio al Giappone intorno alle 11:30 del 6 luglio, circa 90 minuti prima del lancio. Il giorno precedente, Pechino aveva comunicato a Tokyo quattro aree marittime designate per possibili cadute di detriti spaziali, comprese acque all'interno della ZEE giapponese nel Pacifico. I rapporti tra i due Paesi sono tesi ormai da novembre, quando il primo ministro nipponico Sanae Takaichi ha dichiarato che un eventuale attacco cinese a Taiwan potrebbe spingere le Forze di autodifesa giapponesi a intervenire in supporto degli Stati Uniti, alleato di Tokyo. Dichiarazione che ha suscitato la ferma reazione della diplomazia cinese.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni