La Svizzera, che per la prima volta giunge al Mondiale da grande favorita del proprio girone, debutta sabato sera alle 21 contro il modesto Qatar

‘Disputare il miglior Mondiale nella storia della Svizzera’ è il mantra ripetuto da dirigenza, allenatori e giocatori rossocrociati fin dall’inizio della preparazione. Legittime aspirazioni di una squadra talentuosa ed esperta che – per la prima volta – giunge a un grande torneo nelle vesti di favorita del girone. Denis Zakaria, ad ogni modo, non si è troppo sbilanciato. “Vogliamo soltanto arrivare più lontano possibile”, ha detto il ginevrino prima di imbarcarsi da San Diego per la Baia di San Francisco, dove sabato sera alle 21 (le 12 locali) la Svizzera affronterà il Qatar nella gara d’esordio del Mondiale.
Ma qual è il miglior risultato della Svizzera nella storia dei Mondiali? L‘accesso ai quarti di finale nel 1954, in casa, in un’edizione a sole 16 squadre, in cui dunque il ‘mata-mata’ iniziava proprio ai quarti. Per la cronaca, i rossocrociati di Karl Rappan persero 7-5 contro l’Austria alla Pontaise dopo essersi ritrovati avanti 3-0 al 19’. Il primo turno della fase a eliminazione diretta non è mai stato superato dalla Svizzera ai Mondiali, e ancora fresche sono le dolorose eliminazioni subite agli ottavi contro Ucraina (2006), Argentina (2014), Svezia (2018) e Portogallo (2022).
Ai tifosi più tiepidi, probabilmente, basterebbe accedere ai sedicesimi (quest’anno, a causa dell’aumento delle finaliste, c’è infatti un turno in più), ma chi segue la Nati con più trasporto – come del resto tutti gli addetti ai lavori – sanno che non ci possiamo più accontentare di quel che, ormai, è ritenuto soltanto il minimo sindacale. Un’altra eliminazione agli ottavi, insomma, se non proprio un fallimento, sarebbe comunque qualcosa capace di lasciare l’amaro in bocca. A detta di chi un po’ di pallone lo mastica, dunque, un risultato realisticamente soddisfacente sarebbe l’accesso ai quarti di finale. C’è chi però punta ben più in alto, ed è Granit Xhaka, che più volte ha detto di voler diventare addirittura campione del mondo, e se lo dice il capitano...
Musica, ad ogni modo, del futuro, dato che il nostro torneo non è ancora cominciato, e forse sarebbe più saggio – specie per chi è chiamato a scendere in campo – non spingersi troppo in là con sogni e pronostici. Fermo restando che, di questo primo gruppo (oltre al Qatar affronteremo Bosnia e Canada) siamo nettamente i grandi favoriti. «Se pensiamo che sarà tutto facile», ammonisce Zakaria, «potremmo benissimo anche perdere tre le partite del girone. Sarà importante rimanere umili». Sul campo dei San Francisco 49ers, teatro dell’ultimo Super Bowl, la Svizzera nn avrà comunque il minimo problema a dominare match e avversario.
Ancora nelle ore dell’immediata vigilia, c’è ancora più di un’incertezza circa gli 11 giocatori che scenderanno in campo dal primo minuto. Certi della maglia dovrebbero essere Kobel (porta), Akanji ed Elvedi (difesa), Freuler e Xhaka (centrocampo), Ndoye, Embolo e Vargas (attacco). Widmer, Rodriguez, Zakaria, Aebischer, Manzambi e Rieder si contenderanno invece gli ultimi tre posti disponibili.
Molto dipenderà dal modulo su cui punterà il selezionatore Murat Yakin, ancora incerto fra il 4-3-3 e il 3-4-3. Nel primo caso, verrebbero impiegati Widmer e Rodriguez, mentre nel secondo toccherebbe a Zakaria e Aebischer. Chance perfettamente al 50% invece fra Manzambi e Rieder, anche se nelle recenti amichevoli la scelta è ricaduta sul primo.
Da non sottovalutare il fatto che la Svizzera dovrà probabilmente affrontare un caldo ancora più intenso di quello sperimentato da quando è arrivata in California una decina di giorni fa: a Santa Clara – località dove si terrà il match – la colonnina di mercurio potrebbe infatti superare i 30 gradi, temperatura certo più gradita ai qatarioti che agli elvetici.
Siamo certi che le parole pronunciate da Granit Xhaka dopo l’ultima amichevole contro l’Australia (1-1) – frustate che intendevano richiamare all’ordine una truppa fin troppo distratta – abbiano sortito l’effetto desiderato, e che dunque ai rossocrociati contro il Qatar non mancherà la necessaria concentrazione. Quella del capitano non è stata una condotta ortodossa, dato che di solito rimbrotti di quel genere restano confinati nel chiuso dello spogliatoio invece di essere esternati davanti ai taccuini dei cronisti.
Il basilese, però, lo conosciamo bene: la schiettezza fa parte del suo carattere, nel bene e nel male. Già nel passato, del resto, aveva criticato senza mezzi termini oltre ai compagni anche l’operato del Ct Yakin negli allenamenti, definiti proprio come stavolta troppo blandi.
Altri coach non avrebbero mai tollerato una simile franchezza, ma Murat – evidentemente – riconosce in Granit la figura del maschio alfa del clan elvetico, e quindi incassa e abbozza. Finora, visti i risultati globalmente positivi colti dal gruppo, questa sorta di compromesso ha funzionato. Ma cosa succederà nel malaugurato caso in cui le cose in Nordamerica dovessero andar male, leggasi eliminazione già ai sedicesimi di finale?