i mondiali dal divano

Come ti nascondo il Mondiale

La Gazzetta dello Sport sta facendo di tutto per limitare lo spazio in prima pagina del torneo senza l'Italia, con risvolti tragicomici

Alcune prime pagine della Gazzetta
2 luglio 2026
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Come una premurosa mamma all’antica che copre gli occhi al figlio davanti a una donna in topless, la Gazzetta dello Sport sta facendo di tutto pur di nascondere i Mondiali di calcio ai suoi lettori. Sia mai che abbiano uno shock scoprendo, o ricordandosi, che l’Italia non si è qualificata a un torneo con dentro così tante squadre che nemmeno Gianni Infantino se le ricorda tutte a memoria. E così, ogni giorno, alla Rosea devono fare i salti mortali per mettere in bella evidenza qualsiasi cosa non sia il più grande evento sportivo (insieme alle Olimpiadi) del pianeta.

A parte un paio di prime pagine dedicate a Leo Messi e una – obbligata – alla vigilia, il Mondiale viene comicamente relegato in angoli e anfratti di quella che dovrebbe essere la vetrina del giornale, creando un collage futuristico, quasi lisergico, in cui i papiers collés di Georges Braque incontrano la pop art e la copertina di Sergeant Pepper. Un mondo sportivo stravolto, allucinato, deformato, in cui il passaggio di Jeff Ekhator (non Platini, non Zidane, Ekhator) dal Genoa alla Juventus merita tanta visibilità quanto Mbappé e più spazio della Norvegia di Haaland che va a sfidare il Brasile.

Ieri, alla Gazzetta, la notizia del giorno era che dopo l’acquisto di Gonçalo Ramos il Milan sogna l’olandese Virgil Van Dijk. Non l’ha nemmeno comprato, lo sogna. Il giorno prima, perfino la clamorosa eliminazione della Germania e la sfangata al novantesimo del Brasile sono state relegate nella tasca in alto per fare spazio alla vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon. Per i più distratti, non della vittoria del torneo (in quel caso, ci mancherebbe altro), ma del passaggio del primo turno contro il numero 50 del mondo. Un risultato che, qualche tempo fa, era da cercare con la lente d’ingrandimento nelle affollate pagine degli “altri sport”. Il 28 giugno, con un titolo che non voleva dire assolutamente niente – “Formula rovente” –, piuttosto di non parlare di Croazia e Inghilterra o dell’inizio dei turni a eliminazione diretta, la Gazzetta ha preferito aprire il giornale con la presentazione del Gp d’Austria. Cose che non si vedevano nemmeno ai tempi di Michael Schumacher in Ferrari.

Scorrendo le prime pagine si ondeggia tra lo stupore, il divertimento e il fastidio vedendo come, senza alcun criterio giornalistico e – diciamolo – senza ritegno, la Gazzetta ha ritenuto di strillare boutade di mercato preferendole a risultati e storie del Mondiale. Il 18 giugno c’è una gigantografia del terzino dell’Atalanta Marco Palestra dato per venduto all’Inter; sotto, le miniature di Ancelotti, Messi e Ronaldo. Tre giorni dopo Palestra passa invece al Chelsea, guadagnando un’altra prima pagina. Poi c’è l’Inter che vuole Ndicka, il Milan di Amorim, l’intervista esclusiva ad Aurelio De Laurentiis, Nico Paz che vuole l’Inter a tutti i costi (il giorno dopo si scopre che la voleva così tanto che è tornato al Como, via Real Madrid).

Magari hanno ragione loro, magari è vero che il lettore medio vuole quello e preferisce guardarsi l’ombelico anziché affacciarsi a vedere il resto del mondo che partecipa alla festa dove non sei stato in grado di entrare. Però il calo di vendite (generalizzato, per carità, e riguarda tutti, ma alcuni di più) è inesorabile, come quello della qualità. Con discorsi calcistici vecchi di trent’anni, una superficialità nei giudizi e un pressapochismo diffuso che viene da chiedersi perché poi inviare decine di giornalisti in America. Se non per provare a boicottarlo da dentro, il Mondiale, almeno agli occhi dei tifosi più beceri.

Normale, quindi, che molti appassionati di sport ormai snobbino la Gazzetta per cercare – da Ultimo Uomo a Cronache di Spogliatoio – luoghi di discussione e analisi più intelligenti, sani, al passo coi tempi e non arroccati sul consunto passatismo dell’“era meglio una volta”, guarda caso quando l’Italia vinceva. Forse è arrivata l’ora di un rebranding, come dicono quelli bravi: chiamatela Gazzetta del Tifoso. Almeno uno sa cosa (non) compra.

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