Il Consiglio nazionale approva la revoca del divieto, referendum in vista
A quindici anni dall'incidente di Fukushima, il Consiglio nazionale svizzero ha approvato la proposta di revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari. La decisione, che segue l'approvazione del Consiglio degli Stati avvenuta a marzo, è stata presa con 108 voti favorevoli, 87 contrari e 2 astenuti. Tuttavia, i Verdi hanno già annunciato un referendum, il che significa che la questione potrebbe essere sottoposta al voto popolare.
La proposta di revisione della legge, sostenuta dal Consiglio federale, prevede di mantenere l'opzione nucleare per garantire l'approvvigionamento energetico a lungo termine. Durante il dibattito, il ministro dell'Energia Albert Rösti ha sottolineato l'importanza di questa opzione. La proposta ha trovato il sostegno dell'UDC, del PLR e di alcuni esponenti del Centro, mentre la sinistra e i Verdi liberali si sono opposti.
Il Consiglio nazionale ha concordato con il Consiglio degli Stati sul fatto che un'autorizzazione per costruire una nuova centrale nucleare dovrebbe essere concessa solo se il finanziamento è garantito. Sono stati respinti diversi emendamenti proposti dal campo rosso-verde e dal Centro, che miravano a imporre ulteriori condizioni per il rilascio delle autorizzazioni.
In un colpo di scena, il Consiglio nazionale ha respinto la proposta di rinviare il dossier al Governo per ulteriori chiarimenti sul finanziamento delle nuove centrali. La decisione è stata presa con 100 voti contro 98, dopo che alcuni membri del Centro hanno cambiato posizione rispetto alla votazione iniziale.
La Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio degli Stati ha richiesto un rapporto al Dipartimento dell'energia per chiarire le conseguenze finanziarie di tali progetti, atteso entro la fine dell'anno. Questo documento potrebbe influenzare un'eventuale votazione popolare.
Se confermata, la decisione del Parlamento rappresenterebbe una svolta nella politica energetica svizzera, che aveva iniziato a distanziarsi dall'energia nucleare dopo l'incidente di Fukushima. Nel 2017, il popolo aveva approvato la Strategia energetica 2050, che vietava la costruzione di nuove centrali mantenendo quelle esistenti.