Tra queste, la Società ticinese per l’arte e la natura, che ha chiesto al Municipio di respingere la domanda di costruzione della Art Family Office

Tre ostacoli sul percorso di conversione dell’Hotel Bellevue au Lac, da struttura alberghiera a residenziale. Come appurato da ‘laRegione’, sono infatti tre le opposizioni pervenute al Comune di Lugano alla domanda di costruzione relativa al mappale di riva Caccia 10. Lì, da oltre un secolo, sorge uno dei più conosciuti alberghi cittadini, ma al suo posto i proprietari – la Art Family Office dell’imprenditore Stefano Artioli – intendono costruire uno stabile residenziale con numerosi appartamenti di prestigio. La struttura dell’edificio esistente verrebbe sostanzialmente mantenuta, tant’è che si parla di ristrutturazione con cambio di destinazione e demolizione parziale. Ma l’aspetto verrebbe modificato in maniera significativa.
Durante il periodo di pubblicazione della domanda di costruzione, dal 25 giugno al 9 luglio, del progetto edilizio ha riferito il ‘Cdt’ sottolineando che sono previsti diciassette appartamenti disposti su cinque piani, un’autorimessa interrata e un’area verde a uso condominiale, per un valore complessivo dell’investimento che si attesta intorno ai 40 milioni di franchi. Alcuni degli appartamenti sarebbero destinati ad abitazione secondaria. L’obiettivo edilizio rischia tuttavia di rallentare, proprio a causa delle opposizioni. Due di queste, ci conferma la Divisione dell’edilizia privata della Città, provengono da vicini. Una invece è della Società ticinese per l’arte e la natura. Ed è la Stan stessa che ne ha dato notizia con una nota.
“La Stan – si legge – è convinta che non si devono cancellare le tracce di un’altra struttura alberghiera storica, soprattutto se, come in questo caso, l’architettura originale è dotata di un evidente pregio ed è apparentata con altre architetture notevoli della città di Lugano”. Il riferimento è in particolare alla Villa Saroli e all’Hotel Internazionale, entrambi opera dell’architetto Giuseppe Pagani e caratterizzati dallo stile eclettico storicista. Come spiega la Stan, “alcuni caratteri delle facciate di Villa Saroli sono rintracciabili sia nell’Hotel Internazionale sia nell’Hotel Bellevue”. E non a caso proprio le facciate sono la parte dell’edificio degna di maggior protezione secondo gli opponenti: “La Stan chiede che qualsiasi intervento attuato sullo stabile dell’Hotel Bellevue ne mantenga le facciate storiche, dal piano terreno al terzo compresi”. Pertanto si chiede all’Esecutivo di non accogliere la domanda di costruzione nella forma in cui è stata pubblicata, proprio al fine di mantenere le facciate che danno sul lago.
A sostegno delle proprie tesi, la Stan cita le raccomandazioni dell’Inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere (Isos). Quest’ultimo, nel 2006, invocava di “porre particolare attenzione alla salvaguardia della silhouette sul lago: il fronte di alberghi è la carta da visita della città di Lugano! Introdurre un divieto di demolizione di qualsiasi vecchio edificio. Ogni progetto deve tenere conto che è in gioco l’effetto che l’intervento sortirà sulla vista d’insieme sulla riva”. Divieti in questo senso in questi vent’anni non ne sono stati promulgati, ciononostante la Stan ha deciso di dar battaglia anche in considerazione del fatto che proprio il Bellevue au Lac è stato inserito dall’Isos nel perimetro Gruppo edilizio 12.1, ovvero con obiettivo di salvaguardia A: Il più elevato.
“È vero che parecchi edifici di inizio Novecento sono già stati demoliti o largamente ristrutturati – concludono gli opponenti nella loro riflessione –, e al loro posto sono sorte talvolta edificazioni inappropriate. Ma appunto per questo motivo appare oggi oltremodo opportuno adottare un approccio più rigoroso e salvaguardare le pregevoli testimonianze d’epoca che sono sopravvissute e che contribuiscono tuttora a dare di Lugano e del suo lungolago una immagine complessiva di città piacevole da vedere ma anche per viverci”. Si vedrà ora se queste opposizioni sortiranno effetto sul Comune o se sono il preludio a un braccio di ferro più lungo.