Luganese

Lugano è amica dei bambini ‘ma alcuni sono esclusi’

Malgrado il riconoscimento dell’Unicef, la Città dovrebbe ‘fornire a ogni minore le stesse premesse per il miglior sviluppo possibile e un’infanzia protetta’

Palazzo Civico Lugano
(Ti-Press)
7 agosto 2026
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Lugano ha ottenuto nel 2023 il riconoscimento dell’Unicef Comune amico dei bambini, che premia i Comuni che rendono i diritti dell’infanzia una pratica quotidiana. L’ottenimento del label è ritenuto positivo. Tuttavia, otto consiglieri comunali hanno presentato un’interrogazione al Municipio (primo firmatario Cristiano Canuti) intitolata “Tutte le bambine e i bambini di Lugano sono uguali, ma alcune(i) sono più uguali delle altre (i)” nella quale sottolineano che alcuni piccoli non hanno accesso alle prestazioni sociali perché non sono svizzeri, non hanno un permesso B o C e non risiedono a Lugano da almeno 3 anni. Queste ultime sono le condizioni di applicazione del regolamento sulle prestazioni sociali della Città e del regolamento del lascito Ferrata, malgrado nelle intenzioni dei finanziatori non vi fossero indicazioni per questo tipo di discriminazione.

Gli otto consiglieri comunali ritengono che Lugano abbia margini di miglioramento importanti per “fornire a ogni minore le stesse premesse per il miglior sviluppo possibile e un’infanzia protetta”, citazione tratta dall’opuscolo dell’Unicef sull’iniziativa “Comune amico dei bambini” (pagina 2). Anche bambini nati e cresciuti a Lugano, che frequentano le scuole comunali ma hanno un permesso F, sono esclusi dagli aiuti previsti da questo regolamento. Quest’esclusione, si legge, “impedisce loro di far capo agli aiuti puntuali previsti dal regolamento sociale. Questa discriminazione appare grave e controproducente nell’ottica dell’integrazione perché impedisce, ad esempio, la partecipazione a corsi estivi o ad attività sportive o musicali. Pagare una quota sociale di 5-600 franchi annui più il materiale, per alcune famiglie è una spesa proibitiva, in particolare se i figli sono più d’uno”.

Alcune società chiedono quote contenute, altre sono più costose. L’atto parlamentare evidenzia che “la Città con il suo regolamento interviene o può intervenire per favorire la partecipazione dei meno abbienti o di chi incontra difficoltà ma non per tutti i bambini, solo per quelli ‘più uguali’. A maggior ragione se si considera che negli ultimi tre anni non sono mai stati spesi tutti i soldi messi a preventivo e che queste somme continuano a diminuire a fronte di necessità crescenti nella società”. Muovono da queste considerazioni le 12 domande poste all’Esecutivo cittadino.

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