La sezione riunisce lungometraggi e corti, con 28 produzioni elvetiche e otto coproduzioni, puntando su diversità linguistica e visiva
Tra pochi giorni inizia la 79ª edizione del Locarno Film Festival. Il programma del più importante incontro cinematografico elvetico volge lo sguardo soprattutto all'estero. Ma quale ruolo gioca la manifestazione per il cinema svizzero?
In totale il festival, che si tiene dal 5 al 15 agosto, presenterà più di 230 film, tra cui 28 produzioni elvetiche e otto coproduzioni. La sezione indipendente "Panorama Suisse" riunisce lungometraggi e corti svizzeri, usciti nelle sale dopo l'ultima edizione della kermesse.
Per i cinefili, questa selezione risulterà senza dubbio familiare e offrirà l'occasione di recuperare i film che non si sono riusciti a vedere. Ma la vocazione primaria di "Panorama Suisse" è di far scoprire al pubblico internazionale di Locarno la produzione cinematografica svizzera contemporanea, spiega Niccolò Castelli, direttore artistico delle Giornate di Soletta, a Keystone-ATS. Il ticinese ha partecipato alla selezione dei film, realizzata congiuntamente dal Locarno Film Festival, dalle Giornate di Soletta e da Swiss Films.
Quest'anno il programma include ad esempio il dramma storico "À bras-le-corps" di Marie-Elsa Sgualdo. Questa coproduzione svizzera-belga-francese, presentata in prima mondiale alla Mostra di Venezia, è ambientata durante la seconda guerra mondiale e racconta la disperazione della 15enne Emma che scopre di essere incinta dopo essere stata stuprata e si trova sottoposta a una forte pressione sociale a causa della gravidanza. Inoltre, il film mette in discussione il ruolo della Svizzera nella persecuzione degli ebrei durante il periodo nazista.
Anche il documentario "I love you, I leave you" del grigionese Moris Freiburghaus è presente nella sezione "Panorama Suisse". Il regista accompagna il suo migliore amico, il musicista svizzero-angolano Dino Brandão, attraverso un periodo tormentato della sua vita. La scorsa primavera ha ricevuto il Premio del cinema svizzero per il miglior documentario nonché un Quartz per la migliore colonna sonora, scritta proprio da Brandão.
Secondo Castelli, film provenienti da tutte le regioni linguistiche della Svizzera hanno riscosso successo, sia nelle sale che nei festival all'estero. "A Locarno vogliamo dimostrare che il cinema svizzero è variegato e vivace."
Sebbene la Svizzera sia tradizionalmente considerata una patria del documentario, il suo panorama cinematografico si è notevolmente ampliato e oggi propone estetiche visive e generi molto vari. La tragicommedia in bianco e nero "Sie glauben an Engel, Herr Drowak" del regista vallesano Nicolas Steiner, con l'attrice zurighese Luna Wedler, ne è un ottimo esempio, sottolinea Castelli.
La metà delle dieci pellicole di "Panorama Suisse" sono film di finzione. Per quanto riguarda i documentari, questi si allontanano sempre più dalle forme narrative classiche. Stando a Castelli, diversi temi accomunano tuttavia la produzione contemporanea svizzera: "I film parlano della ricerca dell'identità, rivolgono lo sguardo al passato e si interrogano su cosa sia realmente la Svizzera".
"Panorama Suisse" mira anche a promuovere l'esportazione delle pellicole svizzere all'estero. Il festival attira infatti professionisti provenienti da tutto il mondo, intenzionati a individuare opere da inserire nel programma delle loro sale.
Una visione condivisa anche dal direttore artistico Giona A. Nazzaro: "Il Locarno Film Festival, pur essendo un festival internazionale, è e rimane un elemento chiave della promozione del cinema elvetico."