Locarno Film Festival

James Gray: ‘Trump esiste per una ragione, ed è perché è dentro di noi’

Tra aneddoti sul cinema e una disincantata analisi politica, il regista si è raccontato al pubblico del Festival di Locarno

Gray
(lff)
10 agosto 2026
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Inviti James Gray a parlare e non sai mai dove si va a finire. Oggi pomeriggio il regista, moderato nei limiti del possibile da Giovanni Mazzoni, ha incontrato il pubblico in un’ora abbondante tra aneddoti, riflessioni politiche e visioni sul cinema. Ha raccontato di essere stato scambiato per un cameriere alla prima veneziana di ‘Odessa’, lui in smoking e tutti gli altri in jeans, e di come Maximilian Schell, fradicio di pioggia, si lamentasse a fianco a lui in sala mentre Giorgio Armani lo zittiva.

Quanto alla politica, un primo assaggio è venuto da una domanda di Mazzoni, quasi una curiosità su Trump – non Donald, l’attuale presidente, ma suo padre Fred. In ‘Armageddon Time’ del 2022 – il film più autobiografico di Gray, ambientato nel Queens della sua infanzia –, compare proprio Fred Trump che presiedeva il consiglio d’amministrazione della scuola privata frequentata da Gray. Un fatto reale, non un tema politico anche perché il centro del film è altrove, nel rapporto mai chiaro tra oppressore e oppresso.

La domanda diretta arriva più tardi, dal pubblico, e parte da un altro nome: Elia Kazan, cineasta citato da Gray come ispirazione giovanile. Ma Kazan è stato anche uno di quelli che ha collaborato con la commissione McCarthy denunciando colleghi e rispondendo alla provocazione Gray ha subito tracciato un confine netto: «Quella è tutta un’altra situazione, del tutto separata da ciò che mi ha ispirato a 12 anni». Ma ormai si era pronti per parlare dell’attualità: gli artisti devono resistere alle pressioni del presente, ovvero dell’America di Trump? E qui è iniziato un monologo interrotto solo da qualche applauso. «Trump è una figura molto poco interessante, perché è un sintomo di un problema, non davvero una causa. Trump è come i residui di un Mussolini, o di un qualsiasi altro dittatorello da strapazzo. E la storia sarà appropriatamente crudele con loro. Non so che tipo di discussione potrei fare che getti davvero una luce interessante su uno come lui», ha spiegato Gray. «Penso che sia un sintomo perché, per me, quando hai un sistema economico di mercato con il suo potere brutale e brutalizzante, questo incentiva la crudeltà, l’insensibilità e la violenza. Se io negozio con te, la persona che ha più potere è quella a cui importa di meno. Quindi il sistema incentiva il non curarsi. Il sistema incentiva una mancanza di tenerezza. Non la vuole. Se sei tenero, sei uno dei fessi della vita».

E allora cosa devono fare le persone creative, di fronte a tutto questo? «La mia risposta non vi renderà felici. La mia risposta è: lo ignoriamo. E con questo non intendo che non ci importa, è una cosa molto diversa. Ma penso che se proviamo ad attaccarlo, se prendiamo il lato moralmente corretto, quello non è il compito dell’artista. Può essere il vostro compito come critici. Non è il compito dell’artista. Il mio lavoro è spiegarvi, o esprimervi, ciò che penso sia sbagliato nel mondo e provare a trasformarlo in arte. Non è creare una soluzione». Gray cita ’Apocalypse Now’: «Ricordo che quando uscì molti dissero che c’era qualcosa di fascista in quel film. Assolutamente sì! Quello che Francis Coppola ci dice è che è dentro di noi. È grottesco. Lo amiamo. È così eccitante. Gli elicotteri stanno per far saltare tutto in aria ed è terribile. E sapete cosa? Siamo noi. La bruttezza siamo noi». Donald Trump esiste per una ragione: «È dentro di noi. È terribile. Hitler. Hitler è esistito per una ragione. Era dentro le persone. Non possiamo evitarlo. Per me l’arte deve confrontarsi con qualcosa che a volte è così brutto che non vogliamo ammetterlo. Ma dobbiamo farlo. Non possiamo creare arte che promuove il lato corretto, perché allora non sarà corretta: ciò che è moralmente ed eticamente corretto oggi tra 50 anni sarà visto come osceno. Non siamo l’ultima parola sulla morale o sull’etica».RED

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