Estival Jazz inizia stasera, per la prima volta senza il suo patron al timone: ‘Il ricordo più bello? Gli occhi della gente alla fine dei concerti’

Nei giorni dell’addio alla presidenza del Locarno Film Festival, tra le prime comunicazioni di Marco Solari nel congedarsi ci fu l’annuncio che l’anno successivo non lo avremmo visto in sala, decisione da leggersi come il risparmiarsi un piccolo dolore, o un atto d’amore estremo per una manifestazione sentita, almeno un poco, come propria. Non sarà così per Jacky Marti, che Estival Jazz l’ha proprio fondato, quarantasette anni fa, che sarà nella ‘sua’ Piazza della Riforma da stasera a sabato e che torna con noi volentieri a quando tutto è cominciato: «Qualcuno pensò che il nostro fosse un sogno un po’ folle. Oggi, a distanza di tanti anni, mi rendo conto che quel sogno ha portato a Lugano i più grandi musicisti del mondo. Credo che questa sia la dimostrazione che anche un piccolo territorio può pensare in grande».
Questa sera Mister Estival salirà sul palco ancora una volta, non per presentare gli artisti (che non ha scelto) ma per ritirare il doppio tributo di cui a breve diremo. «Spero di non viverla come una fine ma come la chiusura di un cerchio, e se il cerchio si chiude bene vuol dire che ha avuto un senso». Nostalgia? «Ce n’è, ma c’è anche serenità, ho vissuto una vita facendo ciò che amo, non potevo chiedere di più. Ho imparato che fare concerti, e ne ho organizzati quasi mille, significa occuparsi di persone e non di palchi, la musica è il modo più bello per farle incontrare. Perché la musica passa, ma le emozioni restano».
Questo è il primo Estival senza il suo fondatore: quali sono le tue sensazioni a poche ore dall’inizio?
Sono sensazioni nuove. Per quarantasette anni Estival Jazz ha occupato una fetta importante della mia vita, per la prima volta sarò dall’altra parte, ma senza amarezza, perché sono consapevole che ogni progetto si trasforma, deve continuare il suo cammino anche senza chi l’ha visto nascere e crescere, e non per questo lo guarderà con meno affetto del solito. Sarò presente a tutti i concerti perché amo la musica e perché considero Estival un figlio, che continua a far parte della mia vita.
Ti attendono il premio Città di Lugano e quello di Estival ‘alla carriera’, che è poi un premio che hai creato tu. Che effetto fanno?
Mi emozionano perché entrambi sono riconoscimenti che arrivano dalla mia città, premi che non considero solo per me, ma per tutto quello che ho costruito in quasi mezzo secolo e anche per tutte le persone che hanno contribuito a questa avventura. Il fatto che il Premio alla carriera di Estival sia una mia idea è senz’altro un aspetto curioso: è la ruota della vita, quando i premi alla carriera li davo io, mai avrei immaginato di riceverlo, un giorno.
Del tuo addio si è parlato e si è scritto tanto, e così della proposta artistica di quest’anno, che non porta la tua firma. La Città ha fatto tutto il possibile per il tuo Estival?
Non mi piace guardare indietro cercando colpe. Mia madre mi ha sempre insegnato che nella vita non ci sono colpe ma cause, dunque preferisco guardare avanti. Estival è stato un patrimonio culturale importante e mi auguro che ci sia sempre qualcuno che continui a fare il possibile affinché abbia un futuro all’altezza della sua storia.
Visto che l’ho appena fatto, citerò ancora mia madre quando diceva “non datemi consigli, so sbagliare da sola”. Sono conscio che il mondo è cambiato, che tutto è diventato difficile e costoso e che un festival deve essere per forza sostenibile finanziariamente. Ho due auguri da fare: il primo è che ci si ricordi sempre che la cultura è sì una spesa, inevitabilmente, ma non può essere solo quello. La cultura deve essere soprattutto un investimento. Il secondo è che se proprio si deve toccare il portafoglio della gente, si cerchi sempre e ancora di toccarne il cuore.
Al contrario delle vicissitudini vissute da Estival, Montreux continua ad avere un cartellone ricchissimo: come si spiega?
Ho frequentato Montreux per quasi trent’anni, credo che sia riuscito a trasformarsi senza perdere la propria identità. I grandi festival sopravvivono quando c’è una visione condivisa e una continuità nel tempo, questa è una lezione che vale ovunque.
Dal 1979 al 2025, in quasi mezzo secolo, c’è un momento che porti nel cuore più di altri?
Potrei citare decine di concerti straordinari. Tra i ricordi più belli metto il primo Estival, quando non sapevamo se il pubblico sarebbe arrivato, e poi, di anno in anno, gli applausi alla fine della serata, gli incontri dietro le quinte, vedere musicisti provenienti da tutto il mondo innamorarsi del nostro territorio. Forse, ancor di più, vedere gli occhi della gente quando la musica finiva, quando scendevo dal palco e capivo di aver regalato bellezza ed emozioni che per qualcuno sarebbero rimaste per tutta la vita. Non ho mai pensato di organizzare soltanto concerti, ma di creare incontri, emozioni e bellezza, e se dopo quarantasette anni c’è ancora chi porta con sé anche uno solo di quei ricordi, credo che ne sia valsa la pena.
Hai detto di voler guardare avanti, ma indietro c’è così tanto... Uno sguardo, anche fugace, possiamo darlo?
La musica è sempre stata uno dei pochi linguaggi che non ha bisogno di traduzioni, un concerto non necessita di passaporti, età o differenze ma solo di emozioni condivise. Se guardo indietro provo gratitudine, perché ho avuto il privilegio di trasformare una passione in un’attività, aggiunta a quella di giornalista e direttore di una radio. L’emozione che provo oggi è più intensa che in passato, in queste settimane mi sono reso conto di quanto sia difficile costruire qualcosa che resista al tempo, ma non ho mai considerato Estival una gara di nomi famosi, piuttosto un percorso umano, è anche per questo che non riesco a scegliere il momento più bello, ogni edizione ha avuto il suo momento magico. Agli occhi della gente, di cui dicevo prima, ne aggiungo un altro: quello in cui le luci si abbassano, il pubblico aspetta in silenzio la prima nota e sai che sta per accadere qualcosa di irripetibile. Ecco, quella magia non è mai cambiata.
Estival Jazz 2026 prende il via questa sera alle 20.30 con il pianista brasiliano Amaro Freitas, tra i musicisti di punta della sua generazione. Alle 22 Hamilton de Holanda incontra l’Orchestra della Svizzera italiana. Il musicista e compositore brasiliano, noto per la sua miscela di choro e jazz contemporaneo e virtuoso del mandolino, sarà affiancato da Salomão Soares al pianoforte e Thiago ‘Big’ Rabello alla batteria. Sul podio il Maestro Kevin Griffiths, in un programma imperniato su musiche dello stesso de Holanda. Domani tocca ad Antonello Venditti, a Lugano sulla scia di ‘Daje’, album dal vivo uscito in giugno. Sabato il concerto del rapper Ernia.