Durante un incontro straordinario a Rabat, il presidente della massima istanza rafforza la sua governance ma non convince l'Europa

Un plebiscito, o quasi. Gianni Infantino ha blindato la sua posizione a capo della massima istanza, ricevendo il pieno sostegno della Fifa e respingendo le pesanti critiche scaturite dal fallito piano di cedere una quota dei Mondiali a investitori privati. Nonostante il passo falso e le forti pressioni europee, il vertice dirigenziale ha fatto quadrato intorno alla figura del suo presidente.
Durante un vertice tenutosi a Rabat, il segretario generale Mattias Grafström – che aveva espresso riserve sul progetto – e il Consiglio direttivo hanno infatti confermato la propria fiducia "a Infantino, escludendo le sue dimissioni". La massima istanza ha liquidato il caso parlando di un "errore di comunicazione" e precisando che non vi era nessuna intenzione di escludere i membri della Fifa e le federazioni affiliate dai processi decisionali "che avrebbero dovuto essere affrontati differentemente". E, per questo, ha presentato le proprie scuse impegnandosi affinché il tutto non si ripeta.
L’esito del meeting rappresenta un successo per Infantino, la cui leadership era stata viepiù messa in discussione: figure di spicco quali Luis Figo avevano richiesto le sue dimissioni, mentre alcuni membri dell'organo avevano cercato di raccogliere i voti necessari a convocare un’assemblea generale straordinaria. Eppure la partita geopolitica resta ben lungi dal triplice fischio, delineando il rischio di una frattura nel calcio planetario. La stabilità interna della Fifa cozza infatti contro forti tensioni esterne, in particolare dalla Uefa, che intende porre fine al mandato del presidente. Sì, perché la confederazione europea ha dichiarato che le affermazioni rilasciate da (alcuni) "dipendenti" del numero uno "il cui futuro dipende solo dai suoi favori non cambiano nulla. Il boicottaggio delle competizioni della Fifa", fra cui appunto la rassegna iridata, rimane "in vigore" nonostante l’abbandono del piano.
Le federazioni membre della Uefa sono infatti state molto "chiare sulle condizioni legate alla loro non partecipazione alle competizioni della Fifa", ha dichiarato l’organizzazione continentale. Oltre che ritirare la proposta di privatizzare le principali rassegne – una condizione già soddisfatta –, l'Uefa chiede "che vengano fornite garanzie affinché simili tentativi di snaturare il calcio non possano ripetersi. Condizioni non rispettate", ha continuato ribadendo di "aver perso fiducia nella presidenza di Gianni Infantino".
Non è finita qui, perché la pressione mediatica internazionale – in primis della stampa britannica – non intende smettere di alimentare il dibattito sollevando accuse nonché indiscrezioni. Fra queste la (presunta) promessa di assegnare la finale dei Mondiali del 2030 al Marocco, categoricamente smentita dalla Fifa. Una simile intesa avrebbe ulteriormente compromesso i rapporti con Spagna e Portogallo, corganizzatori della rassegna iridata. Infantino, numero uno della Fifa dal 2016 e per ora unico candidato dichiarato, ricordiamo che deve ottenere la maggioranza dei 211 voti dei membri dell’organismo per essere rieletto.
Una situazione complessa insomma, a cui la massima istanza ha risposto con fermezza dichiarando che non tollererà "attacchi" alla propria integrità e auspicando che l'incontro rafforzerà la sua governance aiutando "a ristabilire la fiducia nell'organizzazione" e prepararsi ad "affrontare in modo unito e trasparente le principali sfide future. E, contemporaneamente, continuare la nostra missione di sviluppare il gioco in tutto il mondo".