L'accordo di Schengen vacilla mentre Francia e Italia rafforzano i controlli e Madrid denuncia divisioni interne all'Unione.
CEUTA - Decine di migliaia di migranti arrivati dal Marocco, almeno 67 morti nel tentativo di raggiungere a nuoto l’enclave spagnola e un’Europa che ora punta il dito contro Madrid. La crisi di Ceuta, nel Nordafrica, sta assumendo i contorni di uno scontro politico tra i Paesi dell’Unione europea, mentre emergono interrogativi anche sul possibile ruolo delle autorità marocchine.
Tra le 50'000 e le 60'000 persone sarebbero riuscite in breve tempo a raggiungere Ceuta dal Marocco. Le forze di intervento continuano a perlustrare il mare. Secondo il governo spagnolo, nel frattempo, quasi tutti i migranti sono rientrati in Marocco. Di fronte alle scarse prospettive di proseguire il viaggio e alla mancanza di alloggio e assistenza, molti sarebbero rimasti delusi e avrebbero deciso volontariamente di tornare indietro, riferisce «El País».
La pressione dell'UE
Le immagini di migliaia di persone che, anche nuotando e arrampicandosi, hanno cercato di entrare nell’enclave hanno suscitato forte inquietudine nell’UE. Ventidue dei 27 capi di Stato e di governo hanno firmato una lettera, promossa dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e dalla prima ministra danese Mette Frederiksen. Tra i firmatari anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Spagna, Irlanda, Francia, Lussemburgo e Portogallo non hanno invece sottoscritto il documento.
La lettera critica alcune decisioni del governo spagnolo, ritenute potenzialmente in grado di incentivare la migrazione. Tra queste viene citata la «regolarizzazione di un numero molto elevato di migranti irregolari», riferita al piano di Madrid per regolarizzare circa 500'000 persone. La misura riguarda però i richiedenti asilo che hanno presentato domanda entro la fine del 2025 e non i nuovi arrivati.
I 22 governi collegano inoltre la crisi a una sentenza della Corte Suprema spagnola, che sarebbe stata «utilizzata per scatenare questo attacco e abusare del nostro sistema di migrazione e asilo». La Corte ha stabilito che il respingimento immediato è consentito soltanto quando, durante l’attraversamento irregolare della frontiera, è stata superata una recinzione o un’altra barriera. Per chi entra attraverso tratti non fortificati, come il mare, è invece necessaria una valutazione caso per caso.
Sànchez replica
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha reagito duramente. In una lettera al capo del governo irlandese Micheál Martin ha definito alcune delle posizioni espresse dagli altri Stati membri come «spinte da pregiudizi, false notizie, ignoranza o interessi politici».
Sánchez ha ricordato che Ceuta non appartiene allo spazio Schengen e che da lì non è quindi possibile proseguire liberamente verso gli altri Paesi dell’UE. Una lettera identica sarebbe stata inviata anche alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Venerdì, su X, il premier ha invitato a continuare a costruire un’Europa forte e unita. «Solidarietà e compassione sono volontarie», ha scritto, «il rispetto dei trattati europei, però, non lo è».
Il commissario europeo alla Migrazione Magnus Brunner ha intanto chiarito: «Nessuna singola persona ha attraversato il confine verso la terraferma dell’UE».
Controlli rafforzati
Nel pieno della crisi, secondo quanto riferito dal governo italiano, Roma ha temporaneamente sospeso nei confronti della Spagna l’applicazione dell’accordo di Schengen sulla libera circolazione. Sui collegamenti aerei e marittimi sono stati reintrodotti i controlli alle frontiere.
Ceuta e Melilla, le due exclavi spagnole in Nordafrica, non fanno infatti parte dello spazio Schengen. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso solidarietà a Madrid, rafforzando però i controlli alla frontiera comune. Merz ha invece chiesto al governo spagnolo di riprendere rapidamente il controllo della situazione: «La protezione delle frontiere esterne dell’Unione Europea è decisiva nella lotta contro la migrazione illegale», ha sottolineato.
«L'ONU indaghi»
A sollevare interrogativi sul ruolo di Rabat è anche Sumar, formazione di sinistra alleata dei socialisti nel governo spagnolo. Il partito ha scritto al Relatore speciale dell’ONU sui diritti umani dei migranti, Gehad Madi, chiedendo di accertare se il Marocco abbia favorito l’arrivo in massa delle persone a Ceuta.
L’arrivo di 50'000 migranti dal Marocco, sostiene Sumar, «non è compatibile» con un flusso migratorio «ordinato» e potrebbe indicare «una facilitazione attiva da parte delle autorità marocchine».
«Dietro queste cifre ci sono persone il cui diritto alla vita e a una migrazione sicura sembrano non essere stati protetti in nessun momento del tragitto», denuncia la formazione, chiedendo di chiarire «le circostanze» in cui Rabat «avrebbe facilitato la partenza in massa di persone».
La questione Ceuta e Melilla
Secondo il politologo spagnolo Guillermo Pulido, la crisi potrebbe rientrare in una strategia più ampia del Marocco, che dopo aver consolidato la propria posizione sul Sahara occidentale intenderebbe riaprire la questione della sovranità sulle due exclavi.
Già durante la crisi del 2021, quando circa 12'000 persone entrarono a Ceuta, secondo Pulido vi erano segnali di un coinvolgimento delle autorità marocchine. «Abbiamo visto che non impedivano il flusso migratorio e sembra addirittura che lo abbiano facilitato», ha affermato.
Per il politologo il nodo è quindi territoriale: «Una volta consolidata la questione del Sahara, il passo successivo è aprire il dossier di Ceuta e Melilla. La questione di fondo è che ritengono debbano appartenere al Marocco».
Pulido ricorda infine le parole dell’allora premier marocchino Saad Dine El Othmani, secondo cui, dopo il Sahara, sarebbe «arrivato il momento di affrontare anche la questione di Ceuta e Melilla». Madrid aveva risposto ribadendo che la sovranità sulle due città non è negoziabile.