Bellinzonese

Distrusse documenti sulle vittime di abusi, ‘Torti non merita più la dedica’

Mozione a Bellinzona chiede di revocare l’intitolazione di una strada al vescovo morto nel 2005: ‘Il suo grave errore impedisce di fare piena luce sui singoli casi’

Nel 2011 l’intitolazione ufficiale dell’ex via Camposanto
(Ti-Press)
27 luglio 2026
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Dal 1952 al 1987 fu parroco e arciprete di Bellinzona e nel 1995 fu nominato vescovo. Per la comunità turrita monsignor Giuseppe Torti è stato una figura di grande rilievo dal punto di vista religioso, civile e pure politico. Tant’è che nel 2011 le autorità cittadine gli hanno intitolato una strada, quella che un tempo si chiamava via Camposanto e scorre accanto al cimitero cittadino in prossimità della casa di riposo Paganini Rè dove ha trascorso gli ultimi anni di vita. Ora però c’è chi chiede di revocare l’intitolazione della strada. Con una mozione i consiglieri comunali Sara Nisi (Verdi) e Alberto Casari (Unità di sinistra) evidenziano quanto emerso tre anni fa a suo carico.

Verità storica e riconoscimento delle vittime

Bisogna tornare al settembre 2023, quando il “rapporto pilota dell'Università di Zurigo sugli abusi sessuali commessi nella Chiesa cattolica in Svizzera ha evidenziato gravi lacune documentarie nella Diocesi di Lugano”. In attesa delle conclusioni definitive, attese per inizio 2027, i mozionanti ricordano che la Diocesi sempre nel 2023 ha pubblicamente confermato che la distruzione di documenti relativi ai cosiddetti ‘casi riservati’ fu decisa dall'allora vescovo Torti e che tale decisione “costituisce un grave errore, poiché impedisce di fare piena luce su possibili casi di abuso e sulle relative responsabilità istituzionali ecclesiastiche”. Sempre il rapporto scientifico sugli abusi sottolineava l'importanza della conservazione degli archivi quale condizione indispensabile per l'accertamento della verità storica e per il riconoscimento delle vittime.

‘Ha ostacolato le verifiche’

“Al di là delle valutazioni sulle intenzioni personali di monsignor Torti – sottolineano i mozionanti – la distruzione deliberata di documentazione riguardante casi riservati non può essere considerata una semplice scelta amministrativa. Essa ha avuto l'effetto di ostacolare successive verifiche storiche e istituzionali, limitando la possibilità di accertare fatti, responsabilità e modalità di gestione di vicende particolarmente gravi”.

‘Incompatibile con i principi di trasparenza, responsabilità e tutela’

A questo punto, “chi viene ricordato attraverso l'intitolazione di uno spazio pubblico deve rappresentare valori che la collettività intende trasmettere alle future generazioni”. Una decisione che comporta la soppressione di documentazione potenzialmente rilevante per l'accertamento della verità e per il riconoscimento delle vittime “risulta incompatibile con i principi di trasparenza, responsabilità e tutela delle persone più vulnerabili che una comunità democratica è chiamata a difendere”. Quanto fatto da Torti “costituisce pertanto un elemento di rilevanza pubblica tale da rendere problematica la permanenza di tale riconoscimento onorifico da parte della Città”. Da qui quattro proposte: revocare l'intitolazione, presentare al Consiglio comunale una proposta di nuova denominazione, attuare la modifica e informare adeguatamente la popolazione e i residenti interessati circa le motivazioni della modifica e le relative conseguenze pratiche. Questo partendo dal principio secondo cui “le intitolazioni possono essere riesaminate quando emergono elementi storici incompatibili con i valori che le istituzioni intendono promuovere e trasmettere alle future generazioni”.

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